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INTERVISTA CON L’AUTORE
Di Fabiana Petrillo
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Fabiana Petrillo |
Pietro
Solimeno |
LA RIVELAZIONE
E con questo siamo al tuo terzo romanzo.
La prima domanda che vorrei porti è la
seguente: quanto tempo hai impiegato per
scriverlo?
Circa due anni, rubando il tempo ai
momenti di riposo e al lavoro, e a mia
moglie, come sempre.
Nell’ultima intervista mi hai detto che
scrivi il sabato e la domenica.
Giusto, il mio lavoro non mi permette
altro, purtroppo.
Come ti è venuta l’idea di scrivere
questo romanzo? Da quello che mi hai
fatto capire si direbbe che si tratta di
un thriller psicologico.
Thriller è una parola che non adoro,
lo definirei piuttosto un romanzo che si
addentra nei misteri della mente e che
lascia spazio all’irrazionale,
all’occulto.
Nel libro ti sei addentrato in argomenti
molto difficili, come la trattazione di
ordini antichi quanto misteriosi, come
ci sei riuscito?
Leggi il libro.
Qual è stata la parte più difficile
nello scrivere questo romanzo?
Sicuramente la parte che riguarda la
documentazione. Non è stato facile ma,
ammetto di essermi divertito a curiosare
in alcuni vecchi testi… e a
ricordare vecchi amici… .
I tuoi personaggi sono un po’ tutti...
come dire, sopra le righe, a volte anche
spregiudicati, ti senti un po’ come
loro?
Qualcuno ha detto che uno scrittore
si ritrova nei suoi personaggi,
s’immedesima in loro. Non sono uno
“spregiudicato”. Al di sopra delle
righe… lo lascio giudicare agli altri.
Diciamo che i miei personaggi sono privi
d’inibizioni, direi liberi.
Prima hai detto che hai impiegato circa
due anni per completare il romanzo,
visto quelli che hai pubblicato e quelli
che hai nel cassetto già terminati, da
quanto scrivi?
Da pochissimo, cinque, sei anni. Ho
capito la tua domanda, e ti rispondo in
questo modo: non scrivo un solo romanzo
alla volta, ne porto avanti altri in
contemporanea. Perché? Perché in base al
mio umore e alle idee che mi vengono al
momento decido quale portare avanti, e
magari ne inizio uno nuovo. Non dirmi
che è strano, lo so.
Con Lisa e Karen, i due primi romanzi,
hai vinto svariati premi. Come ci si
sente quando si riceve la notizia?
Ho reazioni molto strane, non lascio
trasparire emozioni. Mia moglie pensa
non me ne importi nulla, ma non è così,
sono lusingato, come non potrei esserlo?
Però rimango critico, sempre.
Mi hai detto che sei stato a Barcellona
per visitare il luogo dove si svolge una
parte del tuo romanzo, hai voluto
imitare scrittori famosi?
Vuoi farmi ridere? Vorrei precisare
che a Barcellona ci sono finito quasi
“per caso”. Mia moglie voleva fare un
viaggio, e allora… .
Ogni romanzo un argomento diverso. Prima
l’eutanasia, poi il conflitto
israelo-palestinese, con questo sei
uscito fuori da quello che normalmente
trattano i tuoi romanzi, e cioè
argomenti attuali. Hai cambiato stile?
No, assolutamente. Anche questo
romanzo ha qualcosa che lascio capire al
lettore.
Non vuoi dirlo?
No.
Ho notato che in tutti i tuoi libri ci
sono medici. Ti piace la medicina?
Lo ammetto, mi piace moltissimo. In
questo caso uno dei personaggi femminili
è un anatomopatologo.
Che rapporto hai con la scrittura?
Strana domanda. Se si chiede a un
musicista perché rimane giornate intere
con il suo strumento a comporre melodie
credo che risponderebbe così: “È la mia
vita, senza la musica sarei senz’anima”.
Per me scrivere è la stessa cosa. Quando
scrivo entro in una realtà nuova, mi
sento libero di esprimermi, di mettere
su carta quello che sento dentro,
raccontando una storia o scrivendo versi
poetici o liriche. Forse è la realtà
dello scrittore sentirsi diviso in due
parti. Una reale, fisica, l’altra si
affaccia quando siamo davanti a una
pagina bianca, così la fantasia può
prendere possesso della mente e
viaggiare. “Uno scrittore è
essenzialmente un uomo che non si
rassegna alla solitudine” (François
Mauriac).
Scrivere è un po’ raccontare se
stessi. Vivere le emozioni attraverso la
scrittura è una profonda manifestazione
del proprio essere, raccontare è un
attimo di vita messo su carta. Ha un
motivo chi scrive? Sì, ritengo che nello
scrittore vi sia una fucina di motivi.
Non è possibile sintetizzare una simile
risposta, potrei scrivere un libro su
questo. Io scrivo, e quando lo faccio,
non sono più solo.
Secondo te, che ruolo ha la letteratura
nella società contemporanea?
Considero la letteratura un elemento
essenziale della società contemporanea.
Cosa sarebbe la nostra società senza
letteratura? In un epoca di
globalizzazione ritengo sia un legante
culturale, che può avvicinare e
accomunare popoli diversi. Sono convinto
che in qualsiasi scrittore ci sia sempre
qualcosa di buono di cui tener conto.
Tu lavori nel settore informatico,
giusto?
Giusto.
Leggeresti un libro su Internet, o in
qualche supporto elettronico?
L’odore della carta stampata è per me
ancora qualcosa di magico, di
irrinunciabile. Premetto che il mio
lavoro ha a che fare con la
multimedialità giorno dopo giorno, ma
nonostante questo adoro la carta
stampata. Ho già espresso il mio parere
in altre occasioni riguardo Internet: un
ottimo mezzo per divulgare la narrativa,
la poesia e tutto quello che esce dalla
“penna” di uno scrittore, e per far
conoscere nuovi autori. Radio e
televisione aiutano moltissimo a far
conoscere le loro opere, magari con
interviste o con programmi speciali.
Tuttavia sono ancora poche le
trasmissioni che si occupano di autori
emergenti. Credo che sarebbero utile al
pubblico oltre che allo scrittore,
perché in ogni settore è importante
misurarsi e mettersi in gioco con
umiltà!
Quando sarà in libreria?
Ho inviato l’ultima bozza corretta da
pochi giorni, questo dipenderà dalla
tipografia. Ritengo comunque che sarà
presente negli scaffali a metà Agosto.
Per finire, vuoi dirmi ancora qualcosa
di questa tua ultima fatica?
Scrivere è faticoso? Non lo sapevo!
Hai sempre voglia di scherzare?
Sì.
Non vuoi aggiungere altro?
Certo, compratelo! L’accento lo
metterei sulla a, non sulla o.
Sicuro che non hai ancora altro da dire?
“Dormire; sognare, forse. Ecco il
punto: perché nel sonno di morte quali
sogni vengano a noi, ormai sciolti da
questo legame, è pensiero che deve farci
riflettere.” (William Shakespeare)
Conosci Shakespeare?
Grazie al cielo, no, altrimenti sarei
già morto.
Ho voglia di svelare un tuo segreto
Vacci piano… .
In ogni tuo romanzo fai sempre
riferimento a qualche brano musicale,
ascolti musica quando scrivi?
Tu vuoi sapere troppo!
Da toscano a toscano, sii sincero.
Specifica.
Cosa ascoltavi quando hai scritto il
finale?
Sono geloso della mia musica.
Dimmelo!
Da toscano a toscano… Takanashi
Yasuharu.
Dimmi il nome del brano!
“Toward The Terra”, ma non ascoltavo
solo quello.
Stai scherzando, vero?
Ti sembro il tipo a cui piace
scherzare?
Sì, ne sono certa.
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